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Ogni cambio epocale impone a persone e istituzioni di decidere l'avventura di un nuovo viaggio verso il futuro. E' capitato così in passato e capita anche oggi il nostro tempo sfida la Chiesa e la vita consacrata a trovare in Dio la forza per testimoniare che la fede spinge ad essere nel mondo come il lievito e il sale. La sida è venuta innanzitutto dal Concilio Vaticano
II^ che ha offerto le indicazioni di percorso per cogliere ed interpretare i "Segni dei Tempi" ed ha generato iniziative coraggiose di progettazione dentro la Chiesa e di conseguenza dentro la Chiesa e di conseguenza dentro la vita consacrata. Per quanto riguarda quest'ultima, il cammino percorso negli anni post-conciliari ha portato al confronto con la società e la cultura, nell'alternarsi di momenti di crisi e di vitalità. La cultura odierna è una cultura del frammentario per chè non ha in sè nessun meccanismo capace di far convivere le diversità in un quadro unitario di senso. La conseguenza immediata di questo è la presenza di un pluralismo che non produce proposte di valore e soprattutto ai giovani. Gesù con la sua chiamata non fa sconti ai discepoli, nè offre saldi sulla vita; non esonera dalla fatica di gestire la propria ed altrui esistenza; non prepara per i suoi un luogo privilegiato, al riparo dei drammi umani. La vita vissuta in responsabilità ha il suo prezzo per tutti, così come l'ha avuta per Filippa
Mareri, giovane aristocratica che, destinata dai suoi familiari ad altre prospettive, non asseconda agli inizi del XIII sec. la volontà del padre per obbedire alla chiamata di Dio. A questa società così complessa, Filippa lancia un messaggio di chiara attualità per le generazioni odierne:
"Gioite nel Signore sempre ! Il Signore è vicino. Non vi date pena per cosa alcuna. Tutto ciò che vi è di vero, di nobile, di giusto, di puro, di amabile, di onorevole, tutto ciò che è virtuoso e degno di lode, questo formi l'oggetto dei vostri pensieri. (Filippa 4, 4-8)".
La Fede apre orizzonti di speranze che lasciano intravedere le possibilità di bene nascoste nel cuore di ogni persona, in ogni gruppo umano e nell'intera creazione. Ai giovani che hanno maturato un atteggiamento di perenne sospensione, che li porta a prolungare la giovinezza e, con giovinezza il momento delle scelte, Filippa fa prendere coscienza del suo voler promuovere un umanesimo fedele al progetto di Dio, rispettoso della dignità di ciascuno e di tutte le dimensioni della persona. La Mareri si qualifica appunto per la coraggiosa scelta, che le fa prendere distanze da un potere-prestigio di casta, come appunto di feudataria, di rinunziare a determinati proivilegi e di optare e aderire ad una radicalità evangelica che esige la rinuncia al suo stato per servire gli, altri, i più poveri. Il tutto ha come sfondo l'incarnazione di Dio fatto uomo, morto e risorto per affrancare un'umanità appesantita dalle sue fragilità e contraddizioni. Filippa lotta per elaborare una cultura della persona umana che si opponga alla logica dell'egocentrismo e dell'autoaffermazione, per dare cittadinanza alla logica dell'amore e della solidarietà. La prima forma di povertà che Filippa adotta per sè e per le sue compagne, tutte piuttosto facoltose, è la necessità del vivere del proprio lavoro. I Frati parassiti sono quelli della peggior specie che Francesco scacciava dalla comunità al grido di "Fratello Mosca". Dopo otto secoli, di Filippa colpisce la forza della sua fede, del suo coraggio. Viene avvertita come amica, compagna di cammino che, con la sua vita, sollecita a prendere decisioni radicali e non momentanee. Ha una carica di entusiasmo che và oltre ogni difficoltà. Donna forte, povera e penitente, divenne assai presto punto di riferimento non solo per lue monache che crescevano in numero, ma costituì un vero faro di luce per tutti, in particolare per i poveri e le persone sole. Lo spirito di Filippa balza nella sua essenzialità di signora povera che seppe vivere sempre fedele allo stile di vita proposto da S.Francesco e da
S.Chiara, modelli ispiratori della sua vita spirituale. Alle nuove generazioni spetta il compito
d'incultare il Vangelo nel terzo millennio traducendolo, insieme a Filippa, in un caratteristico pensare e agire che si fa accoglienza del progetto di Dio. Con solidarietà e tenerezza possiamo far esplodere la profezia dentro la storia come Filippa che, accostando il mondo con amore, ha dato fiducia indistintamente a tutti, creando nuova possibilità di vita perchè si ravvivi sempre più in noi il messaggio che il Papa Giovanni Paolo
II^ ci ha offerto nell'esortazione apostolica :
"Vite consacrate" al n.110:
"Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi".
Suor Giulia
Maurizi
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